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Ergonomia Sensoriale: dimensioni, disposizione, forme e colori per la salute

Edilizia verde, Casa tossica SIMA ONLUS

L’ergonomia, secondo la I.E.A. (International Ergonomics Association), è quella scienza che si occupa dell’interazione tra gli elementi di un sistema (umani e d’altro tipo) e la funzione per cui vengono progettati (nonché la teoria, i principi, i dati e i metodi che vengono applicati nella progettazione), allo scopo di migliorare la soddisfazione dell’utente e l’insieme delle prestazioni del sistema. La qualità del rapporto tra l’utente e il mezzo utilizzato è determinata dal livello di ergonomia. Il requisito più importante per determinare questo livello è la sicurezza, seguito dall’adattabilità, l’usabilità, il comfort, la gradevolezza, la comprensibilità, e così via. Per valutare la qualità del rapporto tra una persona e la tecnologia utilizzata, gli ergonomi considerano il lavoro (attività) da svolgere e le richieste dell’utente, le attrezzature utilizzate (dimensioni, forma, colore, disposizione), e le informazioni per il loro utilizzo. L’ergonomia si basa su molte discipline e scienze nello studio degli esseri umani e dei loro ambienti, tra cui antropometria, biomeccanica, ingegneria meccanica, bioingegneria, ingegneria industriale, design industriale, chinesiologia, fisiologia e psicologia. Nell’ambito delle attività lavorative il problema dell’ergonomia è considerato dalla legislazione italiana in relazione alla difesa della salute del lavoratore: l’articolo 15, lett. d) del D. Lgs. 81/2008 impone “il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo“. Attraverso l’uso funzionale del colore, si possono progettare spazi finalizzati al comfort ambientale e all’umanizzazione degli ambienti sanitari e di tutti i luoghi in cui il benessere della persona è il principale obiettivo. La progettazione sensoriale è un modo più sensibile di costruire il rapporto tra l’ambiente e l’uomo in relazione alle sue esigenze, creando una ergonomia sensoriale, una sintonia tra la fisiologia dell’individuo e il contesto fisico che ci deve evocare sensazioni e suggestioni, ci deve dare informazioni ed emozioni realizzando luoghi di forte identità che garantiscano la qualità ambientale ed il comfort. Consiste nel costruire sensazioni, risvegliare ricordi e memorie inconsce, nel ricreare ambientazioni tramite la conoscenza e l’uso delle sinestesie percettive che si mettono in moto quando uno dei nostri sensi viene risvegliato dall’esercizio contemporaneo di un altro senso. In particolare, queste si attivano attraverso le percezioni visive, ad esempio attraverso la vista dei colori. Le gradazioni cromatiche, determinate dalla lunghezza d’onda elettromagnetica corrispondente, agiscono in differenti modi sulle funzioni dell’organismo, sulla mente, sulle emozioni: sono esperienze sensoriali che, interagendo con quelle connesse con gli altri sensi, producono i fenomeni sinestesici  (percezioni concomitanti). Questi, se opportunamente studiati, possono essere finalizzati ad ottenere sensazioni a catena quali, ad esempio, l’aumento del senso di respirabilità, (l’arancione), la stimolazione dell’appetito (i rossi), l’attenuazione della percezione di rumore (l’indaco), la predisposizione al riposo (il blu) o, al contrario, la capacità di concentrazione (il giallo), la sensazione di freddo (il blu e i verdi) o di calore (il rosso e i colori caldi), l’attitudine alla socializzazione (il turchese) o all’intimità,  etc. Nel progetto sensoriale è necessario curare le relazione tra impianti appropriati, layout funzionali, materiali adeguati, l’uso di accessori ed arredi ergonomici, colori, luci. Attraverso l’equilibrio tra questi elementi, è possibile sviluppare attenzione su ciascuno dei nostri sensi e soddisfarli in armonia. La qualità sensoriale dei prodotti e degli ambienti, ossia gli effetti (fisiologici e psicologici) che le loro proprietà termiche, acustiche, visive, tattili e olfattive producono sul nostro stato sensazioni di benessere o di disagio, e le modalità con le quali gli individui elaborano percezioni e rappresentazioni del mondo che possono definirsi ambienti, spazi popolati da oggetti e artefatti, riconosciuti come funzionali allo svolgimento di specifiche attività. La qualità ambientale si esprime attraverso l’equilibrio tra gli aspetti architettonici, funzionali, tecnologici, in uno scenario che, a fianco di competenza, professionalità e tecnologia, offra una maggiore partecipazione umana e affettiva per realizzare il benessere psico-fisico. La struttura sanitaria nell’attuare l’umanizzazione degli spazi per il fruitore/paziente, operatore sanitario o visitatore, assume e richiede un atteggiamento che sia principalmente orientato e attento alla persona, conformandosi alle sue complesse necessità, facilitandone i contatti, i percorsi, la permanenza, creando un ambiente confortevole ed accogliente, rassicurante e non ostile. L’Azienda, in sintesi, deve garantire non solo la salute dell’individuo, intesa come assenza di malattia per il paziente, ma anche il benessere fisico, psichico e ambientale per ogni tipo di fruitore, evitando o contrastando il fenomeno noto e dannoso della Sick Building Sindrome, che affligge molte strutture sanitarie.L’umanizzazione del colore in sanità si basa sull’attenzione all’equilibrio sensoriale dell’individuo, il quale deve sentirsi posto al centro del progetto. Tutto, cioè, deve ruotare intorno alla persona ed alle sue necessità: architettura, arredi, finiture, colori, qualità materiche, segnaletica, suoni, odori, temperatura, umidità, ventilazione, luminosità, igiene. Tutto deve comunicare calore e accoglienza, non freddezza tecnica o ostilità, garantendo privacy, comfort, accoglienza, ascolto, orientamento, trasparenza, comunicazione, informazione. Il colore funzionale è il colore in funzione della destinazione d’uso degli ambienti e del tipo di fruitore ed è al servizio del comfort e del benessere ambientale. Con il colore funzionale si possono rimodellare gli spazi, ricreando le condizioni per ottenere i benéfici effetti che questo produce nell’ambiente e sugli individui. Il rapporto tra colore, salute e benessere è stato universalmente riconosciuto: un ambiente gradevole e più confortevole per i pazienti, ha un potere terapeutico aggiuntivo e può ridurre il periodo di degenza, favorendo ed accelerando la guarigione; anche il personale sanitario, generalmente sottoposto ad attività, orari e rapporti molto stressanti con la struttura ed i pazienti, ne trae maggiori motivazioni e disponibilità:  l’influenza psicologica del colore è un valido aiuto alla depressione, o allo sconforto sempre latente nei luoghi di malattia, rappresentando il colore gioia, festa, attenzione, mentre il grigio o il non colore è disattenzione, apatia, introversione. La varietà dei colori, o un evento cromatico, contribuisce a spostare l’attenzione e l’interesse del malato dalla propria malattia o disagio interno verso l’esterno immediato. I fruitori, resi ipersensibili dalla malattia, devono ritrovare nell’habitat gli stimoli necessari per reagire e collaborare alla guarigione, ma anche gli operatori sanitari devono poter svolgere le prestazioni professionali in luoghi funzionali e confortevoli, in cui trovare maggiori motivazioni. Nel progetto cromatico i colori vengono applicati “per quel che servono”  e non “perché piacciono”, in modo funzionale e non solo per creare ambientazioni esteticamente gradevoli, in considerazione soprattutto delle ambiguità e delle illusioni a cui il colore ci sottopone costantemente ed inconsapevolmente.