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Libellule, Lucciole, Api e Coleotteri: sono gli insetti le prime sentinelle ambientali

La micro fauna è una componente molto importante della biodiversità. Insetti e piccoli animali sono indispensabili alla natura, il loro ruolo è paragonabile a quello di virgole e punti in un romanzo: senza di essi sarebbe incomprensibile.  Gli insetti noti sono classificati in 37 mila specie, pari a ben due terzi delle 56 mila specie animali. Un micro-mondo popolato soprattutto da coleotteri (12 mila specie), seguiti da formiche, vespe, api e altri imenotteri (7 mila 500), mosche e moscerini (7 mila), farfalle (5 mila 100).  Gli insetti si conoscono davvero molto poco, eppure sono indicatori preziosi dell’equilibrio ambientale. Le loro abitudini di vita e l’identikit di ciascuna specie sono i migliori indicatori dei cambiamenti ambientali e climatici. L’ape è il più importante bioindicatore ecologico. Più di tre quinti del nostro cibo dipendono dall’azione impollinatrice di api e pochi altri insetti; pomodori, fragole, mele, mandorle, tante varietà di frutta e verdura, e colture utilizzate come foraggio negli allevamenti, e quindi per la produzione di carne o latte e formaggi. Ma anche alberi e piante selvatiche dipendono dall’impollinazione delle api, in una percentuale stimata tra il 60% ed il 90%. Analizzando le sostanze che le api producono (miele, pappa reale, propoli e cera) si possono ottenere informazioni sull’inquinamento ambientale della zona dove vivono. Dalla presenza-assenza di Tricotteri (insetti porta sassi), di Libellule o di Efemerotteri (insetti dalla vita effimera) se ne deduce la qualità ambientale dei nostri fiumi; dalla presenza-assenza di bruchi di farfalla, di lucciole o di alcuni Lucanidi (cervo volante) se ne deduce una buona qualità dei nostri boschi nonché la loro maturità.  Le libellule sono dei buoni indicatori dei cambiamenti climatici, il loro volo è condizionato dalla temperatura dell’aria, che incide su intensità e durata della stagione riproduttiva.  Ma sono i Coleotteri i migliori indicatori dei cambiamenti climatici, e nello specifico la famiglia dei Carabidi. I Carabidi, diffusi in tutto il mondo con oltre 40.000 specie e di queste 1.300 sono distribuite in Italia, sono dei bioindicatori ideali per il monitoraggio a lungo termine della biodiversità.